lunedì 12 marzo 2007

" l' Aloe dalle Mille virtù "

Da qualche anno, oramai, c'è la moda dell'Aloe Vera...!
Se ne fa un gran parlare su internet, nelle riviste, nella plubblicità e nella cosmetica.
Proprio le ditte di cosmetica si rincorrono nella frenesia di sfornare quanti più prodotti a base di Aloe Vera, sbattendola in bella mostra sulle etichette di creme, cremine, intrugli, e chi più ne ha, più ne metta, vantandone le straordinarie proprietà.
Hanno proprio scoperto l'acqua calda! Prima di loro e già 4000 anni fa, la usavano gli Egizi che, a quanto pare, a parte la ruota e il computer, poche altre cose non conoscessero già! La chiamavano la pianta dell'immortalità, vi sono, infatti, testimonianze sull'uso dell'aloe nel processo di imbalsamazione e nei riti di inumazione dei Faraoni, testimonianze che riguardano anche due delle regine egizie più famose, Nefertiti e Cleopatra, entrambe erano rinomate per la loro bellezza, e si narra che usassero fare i bagni immerse nel succo di aloe ( non è dato sapere se prima o dopo quello in latte d'asina...!) A seguire tutti gli altri popoli d'ogni continente. Esistono prove inconfutabili dell'uso di questa pianta come agente terapeutico in qualsiasi luogo della terra, dall'Europa meridionale al Medio Oriente, dal Nord Africa all'Asia, dall'Estremo oriente alle Americhe. Uno dei resoconti più dettagliati compare sul "Papiro Ebers", uno scritto egiziano risalente al 1550 a.C., dove sono documentate una serie di formule per l'uso dell'aloe (miscelata ad altri prodotti naturali) nella cura di vari disturbi sia interni che esterni.Loro però usavano l'Aloe fresca e non certo additivata di sostanze chimiche e conservanti come le cremine che i pubblicitari cercano di propinarci, sempre che di Aloe ve ne sia traccia! Allora perchè non tenerne una pianta in casa? Certo, non per farci il bagno come Cleopatra, ma per sfruttarne le innumerevoli virtù curative si. Infatti di virtù ne ha veramente tantissime ed alcune difficili da crede, ma vere e documentate.
Potenzia e riattiva le difese immunitarie. Disintossica e depura l'organismo. E' un potente antinfiammatorio. E' un coagulante e cicatrizzante. E' un antibiotico naturale. Possiede una grande capacità battericida. Rigenera le cellule. Idrata i tessuti. E' antipiretico, elimina la sensazione di calore nelle piaghe, ulcere ed infiammazioni. E' un eccellente detergente antisettico naturale. E' un anestetico, attutisce ogni dolore specialmente quelli muscolari e delle articolazioni ed ha un'azione calmante sui nervi. E' un equilibratore intestinale sia in caso di dissenteria che di stitichezza. E' un alimento altamente nutritivo perché ricco di nutrimenti fondamentali: proteine, vitamine, amminoacidi, enzimi, carboidrati e sali minerali. Contiene anche vitamina B12 utile per chi fa diete vegetariane, notoriamente prive di questa vitamina indispensabile al sistema nervoso centrale. Stimola la produzione di endorfine ed esercita un'azione antidolorifica ed analgesica. Ha uno spiccato effetto ipoglicemico e contribuisce alla risoluzione di svariate complicanze del diabete. Stimola la fagocitosi che elimina virus, batteri, tossine, cellule morte e prodotti di scarto. Stimola il metabolismo e la crescita cellulare, la sintesi proteica e la costruzione dei tessuti. Ha effetto energetico e rivitalizzante dovuto alla sua capacità di stimolare importanti funzioni fisiologiche. E’ una pianta molto comune da tantissimi anni ed è ampiamente diffusa nei giardini costieri di tutto il mediterraneo, dove cresce rigogliosa a condizione che la temperatura in inverno non scenda sotto lo zero. Si adatta molto bene alla coltivazione in vaso tanto da poterla definire una della poche "grasse" da appartamento, a condizione che venga posta in una posizione molto luminosa. Un buon terriccio non troppo compatto e buone annaffiature nei mesi caldi sono le uniche cose che queste rustiche piante richiedono. Ma find'ora abbiamo parlato genericamente di Aloe, ma se vogliamo coltivarla per uso terapeutico e non ornamentale, dobbiamo iniziare a parlare solo di Aloe Arborescens o Aloe Vera. Per uso terapeutico, le uniche differenze fra le due sono nella quantità di principi attivi, che possono anche triplicarsi nell' Aloe Arborescens rispetto alla Vera.


Quantità di Aminoacidi presenti nella A. VERA ed A. ARBORESCENSIS
ALOE VERA: Triptofano (ppm) 30, Fenilalanina (ppm) 14, Serina (ppm) 20, Istidina 14
ALOE ARBORESCENS: Triptofano (ppm) 57,6, Fenilalanina (ppm) 17,33, Serina (ppm) 20,69, Istidina (ppm) 21,37

Commercialmente però continuano a proporci l'Aloe Vera, solo perchè a loro conviene, avendo foglie molto più spesse, crescita più veloce e quindi maggior quantità di parte utile per pianta. Infatti la parte utile è proprio la foglia, che contiene al suo interno un Gel trasparente, inodore, quasi insapore e dalle mille proprietà. Impariamo allora a distinguere l'Aloe Vera dalla Arborescensis. La Vera presenta foglie verdi-grigiastre, molto spesse, con spine ai bordi; crescono dipartendosi dalla base della pianta e mantenendo una forma eretta. La pianta cresce allargandosi alla base.Produce una infiorescenza a spiga ramificata con fiori gialli. La Arborescensis presenta foglie lunghe fino a mezzo metro e larghe 5 cm, sono verdi e incurvate verso il basso. I margini delle foglie hanno denti sporgenti lunghi circa 5mm. Queste non dipartono tutte dalla base ma crescono su un tronco di circa 5cm che continua a crescere in altezza. I fiori in grappoli semplici sono rossi e non ramificati. Impariamo ad usarla.
Gli usi possono essere distinti in due gruppi: per uso esterno o per ingestione.
Nell'uso esterno possiamo considerare tutte quelle applicazioni finalizzate al miglioramento e cura delle cellule epiteliali di tutte le parti del corpo, anche le più delicate. Per quest'uso dobbiamo raccogliere delle foglie fresche da una pianta ben sviluppata e cresciuta al sole (raccogliere le foglie al buio), pulirne la superfice con un panno inumidito, tagliare con un coltello tutto il bordo con le spine e aprire la foglia in modo da liberarne il Gel che useremo per curare scottature solari, infezioni cutanee, Psoriasi squamosa, eritemi, acne, funghi, bruciature anche gravi, ferite infette, decongestionare le borse sotto gli occhi, vene varicose, pelle secca, pelle eccessivamente seborroica; ma anche come sapone antisettico naturale o gel deodorante, avendo spiccate proprietà battericide (i batteri sono la principale causa del cattivo odore). Regola efficacemente la sudorazione non irritando le ghiandole come tante creme commerciali. Non ha nessun effetto collaterale: non brucia, non è appiccicosa, non puzza, non irrita... nemmeno la pelle di un bambino... tanto è, che in molti prodotti per bambini (pannolini, fazzolettini umidificati, creme antiarrossamenti), la troviamo fra i componenti. Le foglie vanno conservate rigorosamente in frigo chiuse con carta stagnola, tagliandone poco per volta e per la quantità necessaria. Il suo Gel, applicato giornalmente sul viso, ridona una pelle più sana e più distesa. Lo si può applicare puro, sulla pelle pulita, frizionandolo su tutto il viso e lasciandolo assorbire completamente.
Risciacquare dopo 15-20minuti semplicemente con acqua tiepida. Non usare saponi dopo l'applicazione. Per un'azione più incisiva, applicarlo la sera prima di coricarsi e non sciacquare se non l'indomani mattina... vedrete la differenza! Ma possiamo anche preparare delle maschere da conservare in vasetti che schermano la luce, da tenere in frigo per qualche giorno.A tal scopo, unire 2/3 di Gel d'Aloe fresco con 1/3 di Miele biologico oppure Olio di Mandorle dolci, ma anche a dello yogurt bianco; applicare il composto come una normale maschera per il corpo per 20-30 minuti e poi rischiacquare aiutandosi con una spugnetta ed acqua tiepida. Altro uso è quello per ingestione; si useranno allora tutte le parti della foglia, da cui avremo solo rifilato il bordo con le spine. Valgono sempre le stesse raccomandazioni per la raccolta e la conservazione: penombra per la manipolazione e conservazione in frigo; i principi attivi dell'Aloe deperiscono velocemente alla luce, anche per breve periodo. La ricetta universalmente riconosciuta valida e comprovata, è quella di Padre Romano Zago, che ha dedicato la sua vita a curare malati d'ogni sorta e che hanno trovato benefici dai suoi preparati. Il composto ottenuto secondo la sua ricetta funziona come:

stimolatore del sistema immunitario, ovvero determina un aumento delle difese immunitarie, il che si traduce in una risposta organica più importante alle sovrinfezioni ovvero alle infezioni secondarie cui un organismo debilitato è più esposto come ad esempio la Candida Albicans ed altre varietà di funghi, l'herpes zoster solo per citare alcuni esempi. E’ utilizzato con successo come supporto nelle terapie invasive e prolungate con farmaci di sintesi, un ottimo rimedio che contribuisce al benessere dell'organismo provato. Integratore naturale di sali minerali. Ottimo depurativo del fegato e del tratto gastrointestinale.


La Ricetta di Padre Romano Zago

INGREDIENTI
-Mezzo chilo di miele d'api (miele biologico).
-40,50 ml (circa 6 cucchiai) di distillato (Grappa, Cognac, Whisky, ecc.).
-350 grammi di Foglie di Aloe Arborescens intere.

PREPARAZIONE
Togliere le spine dai bordi delle foglie e la polvere depositatasi, utilizzando uno straccio o una spugna.
Tagliare a pezzi le foglie (senza togliere la buccia) e metterle nel frullatore assieme al miele e al distillato prescelto. La grappa ha la funzione di favorire l'assorbimento dei principi attivi nel sangue (non è indispensabile). Se si sceglie di aggiungerla alla ricetta, è meglio usare quella distillata pura, ossia fatta con un solo tipo di uva ("monovitigno" nell'etichetta) piuttosto che la "vinaccia”, preparata con diversi tipi di uva.
Frullare bene e il preparato è pronto per il consumo. Non filtrare, né cuocere. Il frullato ottenuto deve essere messo in frigorifero in un barattolo scuro, ben chiuso, al massimo per 2-3 settimane. Se si hanno problemi ad assumere il miele o la grappa, si possono ridurre (o eliminare) questi due ingredienti, in quanto (soprattutto la grappa) non sono indispensabili. Chi ha il diabete NON deve prendere il miele, ma può sostituirlo, se vuole, con dolcificanti.
L'ALOE E' ASSOLUTAMENTE INNOCUA E PRIVA DI EFFETTI COLLATERALI!
Le foglie devono appartenere a una pianta vissuta in un ambiente non inquinato e il più soleggiato possibile. Se la pianta è grande e sviluppata, con foglie spesse e lunghe, ed è l'immagine della salute allora è una buona pianta, se invece è piccola e poco sviluppata, con foglie sottili e corte e dall'aspetto raggrinzito, anche se dovesse avere 20 anni non è sicuramente una buona pianta, poiché è vissuta all'ombra. Le foglie devono essere tagliate di notte con la minore luce possibile, questo perché
IL GEL DELLA PIANTA, ALLA LUCE SOLARE O ARTIFICIALE PERDE IMMEDIATAMENTE EFFICACIA
Inoltre è preferibile non tagliare le foglie subito dopo la pioggia (o l'innaffiamento), ma qualche giorno dopo. Subito dopo aver tagliato le foglie, occorre pulirle con un panno asciutto (non lavarle), sempre in una stanza semi-buia (non occorre il buio completo, dev'esserci un'illuminazione simile a quella di una TV accesa in una stanza buia). Da questo possiamo dedurre che:

I PRODOTTI COMMERCIALI GIA' PRONTI SONO INUTILI, POICHE' SONO SPESSO A BASE DI ALOE VERA E NON ARBORESCENS, INOLTRE SPESSO CONTENGONO SOLO IL GEL FILTRATO E NON I PRINCIPI ATTIVI DELLE FOGLIE, INFINE CONTENGONO CONSERVANTI E NESSUNA GARANZIA CHE LA PREPARAZIONE SIA STATA SVOLTA INTERAMENTE AL BUIO.

IL PREPARATO NON DEVE ESSERE ESPOSTO ALLA LUCE NEPPURE, QUANDO SI INGERISCE. A DOSI NORMALI L’ALOE ARBORESCENS NON HA ALCUN EFFETTO LASSATIVO. Tuttavia, se un leggero effetto lassativo compare, in ogni caso svanisce dopo pochissimi giorni. Se si hanno grossi problemi di digestione si può facilitare l'assorbimento togliendo via con il coltello un po’ la parte più esterna delle foglie, la buccia, in quanto è più ricca di aloina (che è irritante per l'intestino). Il Gel e la parte più interna delle foglie invece sono molto meno ricchi di aloina per cui non danno problemi di digeribilità, ma contengono la maggior parte dei principi attivi.


Buona Aloe a tutti!
Lukrezio

venerdì 2 marzo 2007

La Perlite

Inerte naturale siliceo espanso ottenuto da roccia vulcanica con processo termico tale da provocarne l'espansione per ottenere un materiale granulare sterile, chimicamente inerte, esente da agenti patogeni, non inquinante, inalterabile neltempo, leggero e con alta porosità e quindi in grado di assorbire elevate quantitàdi liquidi.

L'utilizzo della perlite in agricoltura e florovivaismo:

- substrato per il radicamento di talee legnose (arbusti ornamentali ecc.) ed erbacee (garofani, gerani, crisantemi, ficus, sansevierie, ecc.).

- Sostituto della torba nelle coltivazioni di gerbere, garofani, ecc.

- Inerte per coltivazioni idroponiche e fuori suolo di fiori ed ortaggi.

- In miscela con torbe, terricci e materiali vari per aumentarne la leggerezza.

- Inerte per lo stoccaggio di bulbi e tuberi.


I vantaggi:
- substrato perfettamente sterile esente da agenti patogeni.
- Riduce la frequenza di attacchi patogeni alle radici.
- Facile da impiegare sia da solo che in miscela.
- Migliora le caratteristiche fisico-chimiche dei substrati di coltivazione.

- Favorisce lo sviluppo delle piante per il rapporto ottimale aria/acqua.

- Migliora l'ossigenazione degli apparati radicali.



Acquistabile anche online Quì oppure Quì















Riproduciamo le nostre Plumerie

Siamo appena entrati in Marzo, mese in cui tutto sembra ritornare alla vita: i fiori nei campi, gli uccelletti in giardino, le gemme fra i rami e tanti animaletti che lentamente riemergono dal torpore del letargo "invernale"... si fa per dire... viste le temperature di quest'anno!
Anche una specie molto pregiata e assai diffusa inizia ad agirarsi per terrazzi, balconi disordinati, giardini infrascati... con aria disorientata ma piena di buoni propositi... è il "Giardiniere fai da te..."

Scherzi a parte, questo è proprio il periodo in cui tutti coloro che hanno un briciolo di "cuore verde", iniziano a darsi da fare per riordinare i vasi in stato d'abbondono fra terrazzi, arredi estivi e serrette stracolme di tutto ciò che vi ha trovato ricovero in questi mesi invernali.

Si procede a potare, rasare l'erba, seminare in mille vasetti tutte quelle essenze che ci siamo scambiati nei vari forum, comprati sul web o nel mercatino sottocasa.

Si inizia a vagare per vivai alla ricerca di quella rosa che mi mancava, di quella fucsia che mi ha fatto morir d'invida a casa di questo o dell'altra amica o magari una passiflora da fare arrampicare su per il mio gazebo, sotto il quale, in estate adoro stare in meditazione... con un'occhio all'ultimo manuale del perfetto giardiniere appena comprato e l'altro... molto più soddisfatto e orgoglioso... a mirare il frutto del lavorio di questi mesi!
Anche per gli innamorati persi come me delle splendide Plumerie, Marzo è il mese in cui iniziare a preparare le talee da piantare in Aprile, acquistarne di nuove, tirar fuori quelle messe a riparo dall'acqua o dal vento invernale.
Suggerisco quindi a chi già ne possiede di adulte e ne volesse farne delle nuove, di prelevare delle talee di almeno 20cm. adesso.
Usare forbici ben affilate, togliere eventuali foglie apicali residue, tagliandole in modo da lasciare un picciolo di 2cm. attaccato e che cadrà da solo appena asciutto, trattatele con un fungicida generico, meglio se in polvere (quello a base di zolfo usato nella viticoltura va benissimo) e riponetele ad asciugare in un luogo fresco ed asciutto, lontano dai raggi solari. Dopo non meno di 20gg., se le condizioni lo permettono, procedete a piantarle, altrimenti possono rimanere in questo stadio anche 2 mesi. (per radicare, la temperatura del terriccio, deve essere intorno a 25°C).
Il Mix per la messa a dimora della Plumeria è fondamentale per una buona riuscita e non incorrere in marciume basale che potrebbe compromettere irrimediabilmente la talea magari tanto cercata o pagata a caro prezzo.
Questo dovrà essere composto in proporzione al 50% di *Agriperlite e terriccio universale o torba scura. Si usano vasi piccoli 12/15 cm. di diametro che riempiremo per metà con il mix e vi inseriremo per qualche centimetro, la base della talea pretrattata con ormoni radicanti; in questa fase è meglio inserire un tutore a cui legarla. Aggiungere a finire uno strato di ghiaino o sassolini lavati in precedenza, per eliminare impurità varie, pressare bene e bagnare abbondantemente.
Il ghiaino darà stabilità alla talea, eviterà il disidratarsi del mix e farà in modo che l'agriperlite, molto leggera, non risalga in superfice quando innaffiamo.
Posizionare il vaso in luogo caldo, luminoso ma non ai raggi solari diretti e se tutto andrà per il meglio, in circa 60gg., guardando attraverso i forellini di drenaggio vedremo delle radichette.
Ancora un'altro mese e potremo togliere il ghiaino, svasare la talea radicata, metterla nel vaso definitivo con lo stesso mix per la radicazione. Adesso dovrà ricevere sole quanto più possibile.
Quando avrà formato una bella rosa di foglie (almeno 3) possiamo iniziare a darle da "mangiare"!
Per il primo anno dobbiamo concentrarci più sulla crescita che sulla fioritura, quindi un concime equilibrato con titolatura 20-20-20 andrà benissimo, che aggiungeremo in piccole dosi ad ogni annaffiatura.
Da Giugno potremo alternare le concimazioni usando anche un concime con stessa titolatura ma per uso fogliare, che diluiremo in acqua e che nebulizzeremo direttamente sulla chioma, sempre lontano dai raggi solari e dalle ore più calde.
Sulle piante già svezzate da oltre un anno, invece ci si concentrerà sulla fioritura, che avvantaggeremo con concimazioni più cariche di Fosforo e Potassio (usare titolatura alta solo su piante adulte) questo ne stimolerà una fioritura copiosa, alternando le somministrazioni per via fogliare che per irrigazione.
Attenzione: tutti i concimi per uso fogliare possono essere usati anche per irrigazione, ma non tutti i concimi per irrigazione si possono usare per uso fogliare; comprate solo quelli che lo specificano sull'etichetta!

Se avrete quesiti da pormi, dubbi, o curiosità ... "COMMENTATE", sarò lieto di rispondervi.
Arrileggerci al prossimo Post.
Lukrezio

giovedì 1 marzo 2007

Plumeria, profumo esotico di Sicilia


di Lukrezio

In tempi di tropicalizzazione del Mediterraneo, non è raro vedere qualche pianta tropicale su balconi e giardini, perfettamente acclimatata! Ma la Plumeria (conosciuta anche come "Frangipani" o "Pomelia") le ha battute sul tempo; giunta in Europa fin dalla metà del "700 per mano degli inglesi, si è poi diffusa in Sicilia, dove si è acclimatata perfettamente.

Arrivata inizialmente a Palermo, nell'antichissimo Orto Botanico, dove tutt'oggi ne esistono degli esemplari vecchissimi, si è poi diffusa per tutta l'area palermitana per poi essere presente in tutte le coste della Sicilia. Immaginando di passeggiare per le vie di una splendida Palermo dei primi "900, saremmo stati ammaliati dal loro profumo, dolce, delicato, e agrumato, richiamando alla mente note speziate, di cannella, vaniglia, rosa selvatica e gelsomini.
Non vi era nobile palazzo che non ospitasse sui balconi, affacciati sul prospetto principale, vasi di "Pomelia"... ricoperta in estate di fiori morbidi e carnosi, di un bianco panna e con un raggio di sole nel loro cuore! Nei giorni di festa poi, tanti ragazzini, vendevano alle nobildonne, che passeggiavano per il centro di Palermo, mazzetti di "Pomelie" confezionati con nastrini e merletti.







Col tempo questa prima varietà di acutifolia ha iniziato a caratterizzarsi per fiori sempre più grandi, petali arrotondati e completamente sovrapposti quasi a formare un cerchio chiuso; si è iniziato così ad identificarla come una varietà a se stante, la Plumeria Palermitana.



Oggi in Sicilia ne sono diffuse principalmente 5 varietà di acutifolia: la "Palermitana a fiore tondo", la "Palermitana a fiore grande" e petali a punta, la "Palermitana rosa", la acutifolia a fiore piccolo, bianco e cuore giallo, la acutifolia a fiore medio, bianco, con cuore giallo e striature rosse sul bordo.


Non si sa se frutto di mutazioni genetiche grazie a qualche esemplare che in antichità abbia prodotto semi o se discendenze di esemplari differenti.... coltivate nell'Orto Botanico di Palermo.


La Plumeria, della famiglia delle Apocynaceae, è un arbusto originario della fascia tropicale, Caraibi, Venezuela, Messico, Guatemala, Piccole Antille, Puerto Rico, Cuba, Colombia, Tahiti, dove in condizioni ideali può anche raggiungere le dimensioni ragguardevoli di 10 metri.


Delle sue sette specie, differenti per grandezza, portamento, forma delle foglie e dei fiori, profumo e colori dei suoi fiori, solo la rubra e la obtusa hanno catalizzato l'interesse dei collezionisti e degli ibridatori che hanno prodotto più di 300 ibridi, con colori dal bianco al lilla, passando per tutte le combinazioni possibili nelle 'Rainbow'; molto diverse anche nella forma e grandezza dei fiori, a 5 o 7 petali, che avvolte sono doppi o ad ala di farfalla.

Diversi anche i significati e che i vari popoli gli attribuiscono: i tailandesi usano piantarla vicino alle tombe e ai templi sacri, ma sono restii a tenerla in casa considerandola pianta sacra. I Polinesiani invece la considerano simbolo di immortalità e di buono auspicio, tanto da usarne i fiori per confezionare delle collane da regalare (o vendere...) ai visitatori in segno di amicizia ed accoglienza.

Coltivazione

La sua coltivazione alle nostre latitudini non è impegnativa a patto di avere "a portata di mano": Sole, una manciata d'amore, e un luogo caldo per l'inverno!
Infatti il suo tallone d'Achille è il freddo.... che non deve essere mai tale da farla gelare... ne morirebbe. Predilige i suoli sciolti e leggeri, che le assicurano un buon drenaggio per l'acqua in eccesso, prima fonte di vita ma anche di guai! Il suo ristagno gli procura facilmente del marciume che aggredisce con facilità i suoi tessuti spugnosi. In pochi passi vi elenco adesso le principali note colturali per chi volesse farsi appassionare da questa pianta che ci porta un pizzico di tropici in casa nostra!
Usare vasi contenuti, poco profondi e possibilmente non di plastica che causerebbe la "cottura" delle radici in estate.
Preparare un terriccio sciolto con 50% di torba scura e 50% di Agriperlite che all'occorrenza può essere sostituita con miscuglio di pomice fine e sabbia grossa.
Da Giugno a Settembre, annaffiare abbondantemente ma far asciugare completamente il terriccio fra una annaffiatura e l'altra.
Al risveglio vegetativo (Maggio-Giugno), usare del concime equilibrato 20-20-20 con cadenza quindicinale nelle annaffiature.
Solo quando si sarà formata una rosa di almeno 3 foglie, sostituire il concime delle annaffiature con uno per uso fogliare con alto titolo di Fosforo: 10-30-10 o 10-40-10 o 10-50-10 (usare titolatura alta solo su piante adulte) questo ne stimolerà una fioritura copiosa.
Da Maggio, se le temperature lo consentono, esporre in pieno sole per poi scegliere in Agosto, una posizione tale da risparmiarle il sole cocente nelle ore centrali.
In Settembre o Novembre, quando all'abbassamento delle temperature consegue l'ingiallimento e la caduta delle foglie, diradare le annaffiature fino a sospenderle completamente.
In Autunno, riparla al chiuso, in luogo con temperature non inferiori ai 15 gradi, non umidi, lontano da fonti di calore e spifferi freddi.
Per prevenire marciumi invernali, trattare tutte le parti del tronco con un fungicida a largo spettro, meglio se in polvere; ripetere più volte il trattamento durante tutto il periodo.




Malattie, Parassiti e Rimedi

Marciume basale causato da eccessi d'acqua. Tagliare la parte malata, far asciugare il taglio, ripiantare la talea in substrato nuovo.
Marciume apicale causato da un fungo, principalmente in inverno a causa di umidità fredda; tagliare al di sotto della parte marcia e disinfettare con fungicida.
Attacco fogliare da parte del ragnetto rosso a causa di poca ventilazione, aria caldo-umida, procurando ingiallimento delle foglie e caduta delle stesse; trattare con acaricida.
Attacco di Aleurodide (farfalline bianche) che depongono in massa le uova sotto le foglie che ingialliscono e si accartocciano a causa delle larve che ne succhiano la linfa; parassita molto tenace, trattabile con Confidor ogni sette gg.
Raramente Afidi o Cocciniglie che possono essere trattate con miscele di insetticida e olio bianco minerale.
Chiaramente non tutti gli argomenti sono stati trattati e sviscerati per pochezza di spazio, spero comunque che quanto detto vi abbia stuzzicato almeno un pò e vi sia stato di aiuto per comprendere ed amare meglio questa splendida pianta!

Le nostre referenze siete voi....

 
 

 



 
Questo è il post in cui commentare gli acquisti fatti su PlumeriaShop ed esprimermi la vostra soddisfazione o le vostre "insoddisfazioni"... speriamo poche!!!

Basterà cliccare la voce "Posta un commento " per inserirne uno vostro. Nulla di più facile!