mercoledì 26 maggio 2010

Impariamo a seminare le Plumerie

Erroneamente si pensa che sia cosa molto elementare mettere a germinare dei semi di questa o dell'altra pianta.

Ma che ci vuole! Basta recuperare un po' di terra, un vaso e lo si butta li... tanto prima o poi spunterà!

Salvo poi rimanere delusi nel non vedere spuntare nulla e allora dare la colpa a che vi ha venduto i semi... dicendo che erano vecchi!

Se osserviamo dei semi, vedremo che ogn'uno ha forme, composizione, struttura e caratteristiche diverse; questo non a caso, ma perché in milioni di anni la selezione naturale ha plasmato ogni singolo seme in modo tale da ottimizzarlo per le caratteristiche del suolo dove la pianta vive, le condizioni climatiche e le necessità chimiche per riprodursi quanto più possibile.

Vi faccio alcuni esempi:

gli eucalipti producono semi molto resinosi e coriacei che non germineranno per decenni se non sentiranno le condizioni giuste scritte nel loro DNA; sono in genere alberi d'alto fusto che crescono in zone in cui il sottobosco è colonizzato completamente da altre essenze che ne impedirebbero la riproduzione e allora bisogna riprodursi quando il suolo è libero.

In occasioni di incendi, il sottobosco si ripulisce completamente mentre gli eucalipti, molto resinosi, resistono bene al fuoco che è un fattore di morte per molte essenze, ma di vita per esso.

Proprio il fuoco, scioglie la resina che ricopre il seme e ne permette l'immediata  germinazione sul sottosuolo libero e per giunta concimato dalla cenere.

Anche molte conifere usano lo stesso stratagemma, tanto che in  molti parchi e boschi vengono appiccati degli incendi controllati per far germinare i semi caduti o nascosti dagli uccelli e scoiattoli nel sottobosco.

Vediamo il cappero che, come risaputo, cresce quasi esclusivamente su muri, rocce o comunque zone scoscese e calcaree.

Ma come poter mandare i semi sui muri?

Con le ali, ma non del cappero, ma degli uccelli, che attirati dalla dolcissima polpa dei frutti (tapini) ingoiano anche i semi che resistono indenni alla digestione e che poi vengono "seminati" per così dire, ricoperti di ottimo concime (guano), proprio nei posatoi: muri, anfratti fessure.

E potrei continuare all'infinito perché ogni seme ha le sue peculiarità.

Ma veniamo alle Plumerie.

Producono dei baccelli tipo quelli degli oleandri, che contengono qualche decina di semi dicotiledoni e "alati".

Il baccello rimane appeso alla pianta per molti mesi fin quando le temperature sono ottimali per la germinazione dei semi che va dai 28 ai 38°C.

Solo in questa occasione le fibre del baccello si tendono fino a farlo aprire a scatto lasciando "volare" qualche metro più in la i semi.

Ma l'aletta serve anche a fare in modo che il seme "atterri" di punta e si infili in qualche crepa del terreno arido su cui in genere crescono.

Tenendo bene in mente questa lunga premessa, quando seminiamo la qualsiasi, dobbiamo sempre documentarci su dove e come in natura si riproducono e cercare di riprodurne le condizioni quanto più possibile!

Per seminare le nostre Plumerie, prima di tutto procurarsi dei semi, da fonti serie perché la normale germinabilità del 70% scende notevolmente oltre il primo anno.

Inoltre non ha senso comprare semi di varietà specifiche, perché se i semi provengono da coltivazioni multi varietà, questi saranno sicuramente ibridati per cui le nasciture saranno degli incroci di diverse varietà; ma anche
se provenissero da la dove vi è solo una varietà, dai semi comunque non verrebbe fuori un clone ma comunque un esemplare che potrebbe variare perché presenti dei geni degli antenati o comunque mutabili.



Iniziamo col mettere i semi fra due fogli di carta assorbente che bagneremo completamente e
lasceremo a riposo per un giorno.




Solo adesso possiamo
seminare i semi reidratati e rigonfi.




Prepariamo del terriccio con
torba nera fine e agriperlite o sabbia in parti uguali e riempiamo il contenitore o i vasi da semina; bagniamo un giorno prima della semina.














Con un coltello da cucina
ora pratichiamo delle fessure dove poi infileremo il seme di punta e lasciando uscire "l'ala".





Non bisogna comprimere il
terriccio, ma basta riempire lo spazio attorno al seme con un filo di terriccio asciutto.




Infilati tutti i semi,
bagnare nuovamente con uno spruzzino e posizionare il tutto in luogo caldo e umido.

Quanto più costanti saranno le temperature, tanto più veloce sarà la germinazione che avviene fra i 6 e i 20gg.




Per germinare non necessitano della luce, per cui si può seminare anche al buio purché ci siano le temperature giuste.
Per mantenere l'umidità, bisogna spruzzare spesso o ricoprire il tutto con del cellophane.

Una volta germinati però, rimuovere subito la copertura ed esporre alla luce o al sole filtrato.


Le nuove plantule
cresceranno velocissime e in una sola estate sono in grado di raggiungere i 20cm.





Vanno ripicchettate ed invasate solo quando hanno almeno 2 palchi di foglie a parte i dicotiledoni che cadranno da sole.



Concimate solo dopo il ripicchettamento finale e con dosi leggere e continue.

Non aspettatevi fioriture prima dei 3 anni, ma in questo periodo la pianta crescerà rigogliosa e potrebbe anche raggiungere i 2 metri.

Chiaramente i semi che
vedete in foto sono gli stessi che trovate in vendita sul mio sito.


Buona semina a tutti.

martedì 4 maggio 2010

L'esperto risponde


Questa sezione nasce dietro suggerimento di alcuni di voi che mi contattano per suggerimenti su problematiche sulle loro amate Plumerie.
Postate quindi quì le vostre richieste e se volete allegare (sempre meglio) anche le foto della pianta per cui si chiede aiuto inviatele al mio indirizzo blog@plumeriashop.it
Le varie problematiche saranno sicuramente d'aiuto ad altri "malati" di plumerite!!!

Ciao Ezio,
Grazie per il blog, ci sono davvero tante cose interessanti e sei sempre così gentile con tutti e prezioso con le tue risposte.
Dopo averti scritto sabato (e anche un paio di settimane prima) tramite il cellulare e aver ricevuto il tuo consiglio ho deciso di inviarti un paio di foto per approfondire. Dopotutto si tratta di una Plumeria che ha 15 anni, la mia prima, che arriva direttamente dalla Polinesia dove mi sono innamorato di queste meravigliose piante. E tagliare mi fa paura!
Ma partiamo dall’inizio.
La pianta ora si presenta così, il ramo che vedi a destra è stato tagliato dove presentava marcescenza, ma probabilmente per stare tranquilli dovrei tagliare almeno sotto dove ho segnalato con la lettera “A”. La parte superiore non sta molto bene. Deve aver sofferto molto per questo strano inverno anche se era stata ricoverata dove è sempre stata.
(foto A)
La mia idea iniziale era di fare una talea con il ramo di sinistra (che sta bene) e lasciare quello che rimane nel vaso sperando che ricacci a dovere. Forse dalla talea del ramo di sinistra potrei avere una pianta dalla forma più equilibrata, ma se non radica bene e capita qualche inconveniente, potrei dover rinunciare non solo ai fiori che ha sempre fatto, ma magari a tutta la pianta. E questa cosa mi fa paura: ci sono molto affezionato!
Poi a mia mamma è venuta un’idea che ti sottopongo.
L’idea è quella di tagliare il ramo di destra sotto alla A, o comunque fino a che non vedo che è tutto sano e farne una talea, e di lasciare in vaso e radicata la parte di sinistra, riposizionata come nella foto B (a seguire) in un nuovo vaso e con un tutore che la sostenga.
(foto B)
Cosa ne dici ora che conosci per bene il caso? Che faccio?
Faccio la talea del ramo di sinistra e spero in una fantastica pianta dalla forma bellissima se va tutto bene o mi tengo una pianta con il tronco a “L” ma già radicata e in ripresa vegetativa (che magari mi fa i fiori anche quest’anno) e poi magari dalla talea del ramo di destra ne ottengo un’altra con rischi annessi e connessi ma salvo di sicuro la pianta di 15 anni?
Ho trattato comunque tutta la pianta con il Previcur in soluzione di 1 ml in un litro d’acqua, sperando di aver dosato bene.
Di te mi fido, e ti ringrazio in anticipo per i consigli che vorrai darmi. Se tu mi dici “taglia”, io taglio!
Sai che prima o poi verrò in Sicilia per invidiarti a più non posso per le Plumerie bellissime che avrai al vivaio!
Grazie!
Matteo (Bill) da Bologna.

Risposta

Le mamme hanno sempre ragione.
La cosa più sensata da fare è quella di tagliare completamente il ramo oramai monco e farne delle talee tagliando dove e come ho segnato. Ripulire dai monconi marci segnati a x e svasare la pianta, sgranare il pane di terra senza danneggiare le radici e rimetterla diritta nello stesso vaso e con terriccio nuovo. Basta inserire un tutore per fissarla in verticale e sembrerà nuova.
Se vuoi puoi sostituire il vaso con uno poco più largo ma non più profondo.

Fai attenzione però a segnare il lato da interrare delle talee di ramo, perché poi una svista e finiscono a testa in giù.... e chiaramente non radicano!
Nelle porzioni legnose, prima di metterle ad asciugare, fai delle incisioni longitudinali tutto attorno alla base, lunghe 5cm, con un cutter nuovo.

Questo aumenterà la possibilità di radicazione della parte vecchia.

Ti allego alcune foto esplicative:



 
 

Gli Sviluppi
La pianta rinvasata e potata come da tuoi consigli ed una delle due
talee che siamo riusciti a fare dal ramo tagliato. Per scaramanzia
le talee sono state invasate nei vasetti del tuo vivaio!
Ciao e grazie Matteo 


domenica 14 marzo 2010

Le "belle addormentate" si risvegliano!

Le giornate si allungano, il sole inizia a scaldarare l'aria ed il cuore.... e le nostre "belle addormentate" accennano un timido risveglio. Chiaramente parlo delle nostre amate Plumerie che, per tutto l'inverno sono state in quiescenza.

Ora è tempo di dar loro qualche attenzione che contraccambieranno prestissimo con splendide fioriture e fogliame lussureggiante.

Il risveglio non può essere identificato in un periodo ben preciso, ma va da Marzo a Maggio, a seconda dell'esposizione, temperatura e stato della pianta.

Ma se osservando l'apice, lo si vede più lucido, e i peduncoli apicali iniziano a distaccarsi e a schiudersi, allora ci siamo!

Le prime pseudo foglie, di colore più scuro, si apriranno e cadranno fin quando non inizieranno a spuntare le vere foglie di colore più chiaro.
   
In questa fase non è raro vedere già far capolino lo scapo floreale... prima ancora delle foglie.
Se si ha la fortuna di vivere in luoghi in cui il clima si è comunque mantenuto mite e le si è potuto lasciare all'aperto, basta spostarle dove possano ricevere quanto più sole possibile e iniziare a dare un po' d'acqua.
Molti pensano che dare concime in questa fase ne acceleri la fioritura e la ripresa: niente di più sbagliato!

In inverno, quando la pinta va a riposo, atrofizza quasi completamente le radici che poi rimetterà nuove alla ripresa; quindi in questa fase la pianta non ha ancora radici nuove e se le ha sono molto tenere e delicate.

Una concimazione adesso quindi, è come dare una bella bistecca ad un bimbo con i denti da latte.... non potrà mangiarla e farà solo danno!

Anche quando le prime radici saranno pronte, ma non si sono ancora formate le prime foglie complete, sarà ancora presto perchè, anche se le radici possono assorbire i nutrienti, non ha le foglie per poterlo metabolizzare tramite la fotosintesi clorofilliana.

A fronte di ciò, va da se che è meglio aspettare che vi siano le prime 2 foglie nuove per poter iniziare le concimazioni.

Iniziare con delle quantità modeste ogni qualvolta si darà l'acqua che, nei primi periodi, sarà 1/2 volte ogni 20gg; poi aumentiamone la concentrazione e la frequenza, ma senza esagerare.... potrebbero "intossicarsi". Chiaramente le quantità e la frequenza, sarà rapportata alle dimensioni della pianta, del vaso, dell'esposizione.


Ma quale concime dare?
Qui le scuole di pensiero sono molte e molto diverse fra loro ma, quello che conta, è l'esperienza ed il buon senso.
Facciamo un po' di riflessioni che possano mediare fra l'esigenze della pianta e la nostra voglia di vederle in fiore prima possibile, perchè una Plumeria è sempre bella, ma fiorita è meglio! All'occasione faccio una piccola parentesi sui concimi e la lettura dei suoi valori;


Quando acquistate un concime, troverete sull'etichetta 3 valori rappresentanti in ordine non variabile:

N(azoto):P(fosforo):K(potassio) + microelementi secondari.

Per cui un concime con titolo 20:10:16 avrà 20 parti di azoto :10 di fosforo :16 di potassio.

Partendo da questo esempio, possiamo dire che l'Azoto (N) stimola principalmente la crescita dei tessuti (foglie, rami, corteccia) per cui un concime con predominanza d'Azoto, farà crescere la pianta velocemente.

Il Fosforo (P) ha molteplici funzioni e fra questi prevale quello di stimolare le cellule dedicate alla fioritura e fruttificazione.

Il Potassio (K), stimola l'irrobustimento dei tessuti, delle radici, aumenta il sapore della frutta ed intensifica il colore delle fioriture.
I concimi migliori, portano in aggiunta dei microelementi: magnesio, zinco, calcio, ferro ecc., secondari ma sempre utili.

Fatte queste sintetizzazioni, tornando alle Plumerie; se si ha a che fare con una Plumeria giovane, allora è meglio concentrarsi sul suo irrobustimento sia radicale che strutturale, dando un concime equilibrato con titolatura quanto più possibile vicino a 20:20:20 in modo che la pianta abbia un equilibrato apporto degli elementi principali che ne regoleranno al meglio la crescita, l'irrobustimento e lo sviluppo radicale che se migliorato, aumenterà le capacità della pianta di assorbire i nutrienti.

Se si ha a che fare con delle piante già in produzione, allora differenziamo le concimazioni:

in questa prima fase, visto che in genere sviluppano i fiori prima delle foglie, diamo un concime scquilibrato verso il Fosforo che stimolerà da subito la fioritura a discapito di fogliame e allungamento dei rami. Un 10:50:10 darà un minimo apporto di Azoto (10) e Potassio (10) ed un buon apporto di Fosforo.

Se la pianta risponderà bene con delle fioriture precoci, allora alterneremo un 20:20:20 al 10:50:10 per tutta la stagione estiva, con cadenza 15gg. Sospenderemo a Settembre.

In commercio ne troveremo di tutte le marche, composizioni, per pomodori, gerani, rose, orto, orchidee.... ma non per Plumerie.

Allora?

Con quello che ho spiegato sopra, bisognerà cercarne uno quanto più vicino ai valori consigliati; poi se si vuole, si acquisterà un prodotto fatto di solo Fosforo e Potassio da aggiungere ad uno di base, in modo da arrivare a quello descritto.

Posso dire con sicurezza che: non comprate mai concimi liquidi da supermercato (l'acqua ve la fanno pagare più di quella di rubinetto), concimi miracolosi (di miracoloso...ops...fantasmagorico, hanno solo il prezzo) e titolature sotto il 10.




Piuttosto cercate un idrosolubile o granulare per orto, per pomodori, per peperoni o peperoncini, sono quelli più vicini alle nostre esigenze.
Attenetevi sempre alle dosi sull'etichetta e abituatevi a scioglierlo un giorno prima di annaffiare.

Va da se che un prodotto con titolatura alta costerà di più di altri, ma si userà in dosi minori, per cui a parità di peso, si risparmierà.

Anche per i rinvasi o sostituzione parziale del terriccio, aspettiamo che la pianta sia uscita completamente dal letargo ed abbia delle belle foglie.
Se si vuole rinvasare, prepariamo un bel vaso di coccio pesante o resina finto coccio, che sia poco più grande del precedente ma basso e largo... meglio se quadrato.


Questo perchè la Plumeria tende a mantenere le radici in superfice ed un vaso profondo potrebbe accumulare umidità in fondo dove le radici non vanno. Quadrato e pesante perchè quando sono piene di foglie, un po' di vento farebbe cadere e rotolare facilmente un vaso rotondo ed in genere con base piccola.

Curare molto bene il drenaggio, praticando altri fori sul fondo e mettendo uno strato di ghiaia grossa o cocci rotti per 10cm su cui poggerete uno strato di rete tipo quella per ombreggiare, in modo che il terriccio non intasi il drenaggio.

Se si è rinvasato gli anni prima o non si può o vuole cambiare il vaso, allora non appena ci sarnno le prime foglie, raschiate via un bello strato superficiale di terriccio che sostituirete con terriccio nuovo e magari concimato.

Approfittate di questo periodo per cambiare o sostituire i tutori in modo tale che non si rischierà poi di danneggiare le nuove radici.
Per il momento ci fermiamo quì e chi volesse approfondire o avere chiarimenti, posti di seguito e sarò lieto di rispondere.
Lukrezio

sabato 3 ottobre 2009

Prepariamo al riposo le nostre Plumerie.

In questo periodo le temperature iniziano ad abbassarsi repentinamente, specie di notte; questo è il momento di preparare le nostre Plumerie al riposo invernale.

Non si deve pensare alle Plumerie come pianta sempre verde da tenere in salotto, magari vicino al termosifone; bisogna lasciarle fare il suo ciclo e che comprende anche il riposo invernale.

Questo è importantissimo per permetterle di accumulare all'interno dei tessuti spugnosi, tutte le sostanze vitale per poter produrre le fioriture alla ripresa vegetativa, quando ancora non hanno nemmeno messo le foglie e quindi produrre nuove sostanze con la fotosintesi.

Ma la domanda ricorrente dei neofiti è:

Ma quando devo rientrare la pianta?

Ha ancora tutte le foglie... che faccio... la rientro lo stesso?

Partiamo dal presupposto che la Plumerie iniziano a "sentir freddo" sotto i 18 gradi e che quindi fin quando non inizia a defogliarsi da sola.... lasciamola all'aperto e al sole; questo ne irrobustisce i tessuti nuovi e la protegge dal marciume in inverno.

Ma in questo periodo iniziano anche gli acquazzoni e questo per loro è deleterio perchè coincide con la loro sempre meno necessità di bere.

Quindi iniziamo a spostarle in un luogo esterno al riparo dalla pioggia e irrighiamo quanto basta. Sospendiamo ogni concimazione ed osserviamola.

Al diminuire delle ore di luce e delle temperature, inizieranno a perdere le foglie più basse fino a rimanere con un paio apicali.

Sospendere quindi completamente le annaffiature e ritiriamola gradualmente verso un luogo sempre più interno.

Può andar bene un atrio, vano scala, garage poco illuminato o il pianerottolo, di solito luoghi asciutti, ventilati quanto basta e non riscaldati artificialmente.
Le loro temperature dovranno mantenersi fra i 15/18.

In questo stadio la pianta è in una fase simile al letargo e quindi non avrà bisogno di bere se non giusto un bicchiere ogni tanto se si vede che il tronco si raggrinzisce. Ci rimarrà fino alla primavera.

Questo è il periodo più delicato, in cui sono molto vulnerabili.








Un eccesso di umidità nel vaso svilupperà un marciume a livello del suolo che attaccherà i tessuti spugnosi e se non individuato subito, risalirà per tutta la pianta.... uccidendola!









Una concomitanza di umidità nell'aria, poca circolazione d'aria e freddo, svilupperà un marciume che invece attacca l'apice, che in genere è la parte più tenera e con tessuti giovani.

Questo tipo di marcesenza è frutto di un fungo patogeno che può essere combattuto preventivamente o ai primi sintomi con fungicidi sistemici o a base di zolfo-zame.








Se l'apice viene rovinato ma si riesce a fermare il marciume apicale, questo ne comprometterà l'accrescimento regolare ma la pianta formerà un "callo" nella parte, isolando il tessuto malato. Svilupperà poi degli apici secondari dalle gemme vicino.

Comunque un attacco fungineo non è mai facile da curare sulle Plumerie perchè hanno dei tessuti spugnosi e umidi in cui le spore si insinuano con facilità.

La regola è quindi quella di prevenire piuttosto che curare!

Questo lo si fa evitando di causare ferite ai tessuti, di eccedere con acqua e concimi fino al riposo e trattando la pianta preventivamente con prodotti specifici anche se la si vede sanissima.

Ultimo suggerimento alla rimessa in casa: se le temperature si abbassano repentinamente non dando il tempo alla pianta di defogliarsi con gradualità, tagliare le foglie lasciando attaccato solo 2cm di picciolo che poi cadrà da solo quando la pianta avrà sigillato i canali che lo nutrono.

Questo va fatto anche quando qualche foglia ingiallisce, mai staccarla con le mani; si procureranno delle fuoriuscite di lattice e ferite facilmente infettabili.

Per il momento credo di aver dato tutte le indicazioni indispensabili a godere quanto più a lungo possibile della compagnia delle vostre Plumerie.

Postate quì ogni richiesta, suggerimento o esperienza personale in merito e le scambieremo .... per il bene delle nostre amate Plumerie!

venerdì 4 settembre 2009

Approfondimenti botanici sulla Plumeria


Il Padre Charles Plumier, nato a Marsiglia il 20 aprile 1646 e morto il 20 novembre 1704 a Santa Maria presso Cadice, è un botanico e viaggiatore francese.
Suo papà Jean Plumier e sua mamma Madeleine Roussel erano dei semplici artigiani. Dopo aver acquisito una buonaistruzione secondaria, entra a 16 anni nell'ordine dei Minimi, ordine mendicante fondato da San Francesco di Paola nel 1435,e il 22 dicembre 1663 fa la sua professione di fede. Dedicatosi agli studi della matematica e della fisica, si distingue inoltre come eccellente pittore.
Prosegue gli studi a Tolone presso Padre Magnan, ove impara la geometria e il modo di lavorare le lenti degli strumenti ottici. Plumier viene mandato poi al monastero di Trinità dei Monti a Roma ove studia botanica sotto la direzione di due membri della sua congregazione, in particolar modo di Silvio Boccone (1603-1704). Al suo rientro in Francia viene chiamato al convento di Bormes e studia le erbe nelle isole d'Hyère, nel Midi e nel Delfinato. Conosce Pierre Joseph Garidel per mezzo del quale fa la conoscenza di Tournefort (1656-1708) che accompagna nelle sue escursioni botaniche. Esplora anche, da solo, le coste della Provenza e della Linguadoca.

Il primo viaggio

Luigi XIV aveva incaricato Michel Bégon di trovare uno scienziato naturalista per un viaggio d'esplorazione nelle Americhe. Infatti Bégon conosceva tali regioni in quanto era stato intendente delle isole d'America dal 1682 al 1685. Bégon che era allora intendente delle galere a Marsiglia, propose Joseph-Donat de Surian (farmacista, chimico, erborista e medico di Marsiglia). Ma quest'ultimo, pur avendo vasta conoscenza della chimica e una particolare capacità per l'erboristeria, non aveva sufficienti cognizioni nel campo della botanica. Pertanto si unisce a Charles Plumier che era anche un valente disegnatore. La partenza avviene nel 1689. Plumier assolse molto bene il suo incarico, riunendo una gran quantità di disegni e un notevole erbario.

Il secondo viaggio

Il re, molto soddisfatto del suo lavoro, nomina Plumier botanico del re e lo rimanda nel 1693 alle Antille. Di ritorno dalla missione, pubblica il suo primo libro; "Descrizione delle piante d'America".

Il terzo viaggio

Il terzo viaggio, realizzato nel 1695, lo condurrà in Guadalupa, Martinica, Santo Domingo e in Brasile. Al ritorno nel 1703, pubblicherà "Nova plantarum Americanarum genera" con la descrizione di 106 nuovi generi.

Il quarto viaggio

Questo viaggio gli sarà fatale. Fagon, medico del re, desideroso di conoscere meglio la china d'America (genere Cinchona) in Perù, lo incarica di una nuova missione. Va a Santa Maria presso Cadice per raggiungere Los Rios, viceré del Perù. Indebolito dai suoi viaggi precedenti, muore il 16 novembre 1704. È sepolto in un convento dei Minimi nelle vicinanze di Cadice. Il suo "Trattato sulle felci" apparirà, postumo, nel 1706.

Il botanico

Plumier è uno specialista della flora delle Antille e considerevoli sono le sue scoperte. È lui che per primo diede alle piante il nome di diverse personalità. La begonia per Bégon, la fucsia per Leonhart Fuchs, la lobelia per Mathias de Lobel, la magnolia per Pierre Magnol.... Egli ha dato della cocciniglia del Messico una bella descrizione: "la cocciniglia del Messico si aggrappa a vari tipi di alberi, gli indiani le coltivano sulle piante che si chiamano oppontium". Ma è Garidel con Emeric, medico, che evidenzierà in modo sperimentale e con un rigore strettamente scientifico la vera natura del chèrmes che verrà classificato tra gli insetti perché fino ad allora si era creduto che il colorante rosso che si estraeva dalla cocciniglia provenisse dal vegetale.

Egli ci lascia numerosi manoscritti e più di 6.000 disegni, di cui 4.000 di vegetali (i restanti rappresentando la fauna americana). Le sue raffigurazioni dei pesci della Martinica sono utilizzate dal conte di Lacépède (1756-1825) e da Marcus Elieser Bloch (1723-1799). Le sue pubblicazioni di scienze naturali gli valgono l'ammirazione dei contemporanei, particolarmente quella di Georges Cuvier (1769-1832). Tournefort e Linneo (1707-1778) gli dedicano il genere Plumeria della famiglia delle Apocynaceae.

La città di Marsiglia gli ha dedicato il nome di una via. Anche la città di Rochefort gli ha dedicato il nome della via ove si trova un centro per la conservazione della begonia. Per certo Bégon, dopo la sua partenza da Marsiglia, fu nominato intendente della marina a Rochefort.

La Plumeria

Il genere Plumeria appartiene alla famiglia delle Apocynaceae comprendente 1500 specie suddivise in 424 generi di piante erbacee perenni, oppure legnose, proprie delle regioni a clima caldo, tra le quali possiamo annoverare l'oleandro (Nerium oleander), lo strofanto salvacuori (Strophanthus kombe e gratus) e la pervinca (Vinca major e minor).

Il termine apocynum che ha dato il nome alle Apocynacee deriva dal greco apò = lontano kynós = dal cane, in quanto è una pianta dalla quali i cani vanno tenuti lontani, e non solo i cani, tutti quanti i quadrupedi. Ne parla Plinio in Naturalis historia XXIV,98: Apocyni semen ex aqua — frutex est folio hederae, molliore tamen, et minus longis viticulis, semine acuto, diviso, lanuginoso, gravi odore — canes et omnes quadripedes necat in cibo datum.
Difficile identificare questo apocynum. Magari Plinio intendeva l'Apocynum androsaemifolium – androsaemi significa che emette un liquido rosso come il sangue di un uomo, andrós+haîma, come puntualizza Joseph Pitton de Tournefort (1656-1708) - detto spreading dogbane in inglese (spargitore di veleno del cane). Nonostante il rompicapo cui mi sono sottoposto, non mi è stato possibile stabilire se secondo i più illustri botanici del 1500 Plinio si riferisse effettivamente all'Apocynum androsaemifolium oppure a qualche altra pianta. Di conforto non sono stati neppure i tre Apocynum descritti da Charles de L'Écluse (1526-1609) in Rariorum plantarum historia (1601) al quale rimanda un esimio commentatore di Plinio, il gesuita Jean Hardouin

(1646-1729), nel suo Caii Plinii Secundi naturalis historiae libri XXXVII (1685).

In base a quanto riferisce Charles Estienne (1504?-1564) sembrerebbe trattarsi dell'Apocynum androsaemifolium e parrebbe corrispondere all'apókynon di Dioscorideche era contemporaneo di Plinio. Salvo si trattasse dell'Apocynum venetum, originario dell'Asia centrale e arrivato fino alla costa adriatica, considerato velenoso.


Il nome Plumeria commemora il botanico francese Charles Plumier, vissuto dal 1646 al 1704, che pubblicò parecchie opere sulle piante americane. Il genere comprende circa 50 specie, rappresentate da arbusti o alberelli la cui coltura a scopi decorativi risale a vecchia data, essendo sempre stati molto apprezzati per la delicata fragranza dei loro fiori. Infatti gli Spagnoli importarono queste piante, originarie dell’America tropicale, nelle Antille, dove ora sono naturalizzate, e già all’inizio del 1700 una di queste specie, Plumeria acutifolia, era diffusissima anche nelle Indie Orientali, dove venne chiamata pianta del tempio in quanto veniva coltivata appunto intorno ai templi indù.

Sono piante fornite di latice, con rami piuttosto morbidi e carnosi, a foglie alterne, grandi e picciuolate, localizzate, nella maggior parte dei casi, solo nella parte terminale dei rami. I fiori, grandi, hanno la corolla gamopetala, divisa in cinque lobi oblunghi, riuniti in un lungo tubo cilindrico, con stami inseriti alla base dei lobi.

La sistematica di questo genere non è motto precisa e infatti certe forme sono da alcuni autori considerate specie autonome, mentre da altri sono considerate varietà. Nella coltivazione a scopo ornamentale si trovano relativamente poche specie, conosciute anche col nome di frangipane, la cui origine è piuttosto dubbia.

La bagarre di frangipane

Infatti taluni fanno derivare frangipane dal francese franchipanier/frangipanier, latte coagulato, riferendolo all’abbondante latice che, in seguito a lesione, fuoriesce dai rami e coagula molto facilmente. Altri invece propendono per la derivazione dal nome di un profumiere italiano che nel Medio Evo compose un profumo i cui numerosi ingredienti, nell’insieme, avevano l’aroma dei fiori di queste piante.

Ma le ricerche relative al profumiere italiano medievale sono alquanto discordanti. Il Medio Evo, iniziato nel 476 con la deposizione di Romolo Augustolo, ebbe termine nel 1492 con la scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo.


Frangipane è assente nel Vocabolario dell'Accademia della Crusca del 1691.

Nel Dictionnaire étymologique di Noël & Carpentier (Paris, 1839) troviamo Frangipane ma non Franchipanier/Frangipanier.


Da questo dizionario possiamo dedurre che l'inventore del profumo - e del dolce anch'esso frangipane - fu merito del nipote di Muzio Frangipane. Il nonno Muzio aveva combattuto per Carlo IX di Francia (1550-1574) e l'anonimo nipote era stato maresciallo di campo delle armate di Luigi XIII (1601-1643).



Vediamo chi erano i Frangipane.


Nobile famiglia romana (nei documenti medievali Fraiapane, Fraiampane, in latino Fraiapanis, Frangipanius) che faceva risalire la sua origine all’antica gens Anicia e collegava il suo nome a una leggendaria distribuzione di pane fatta da un suo antenato ai poveri durante una carestia. A partire dagli inizi del sec. XI, in cui la famiglia appare per la prima volta (1014), divenne a poco a poco sempre più influente, specie nella politica ecclesiastica, e andò allargando i suoi possedimenti fuori Roma (furono suoi feudi Cisterna, Terracina e Astura); in Roma occuparono il Palatino con la Turris chartularia presso l’arco di Tito e il Settizodio, onde anche il cognome de’ Settesoli. La famiglia Frangipane durò fino al XVII secolo, col titolo marchionale, cioè di marchese. Da un ramo della famiglia romana sarebbero derivati i Frangipane del Friuli e i Frangipane (Frankopan) di Veglia, isola del Mare Adriatico nel golfo del Quarnaro, politicamente inclusa nella Croazia. Questi ultimi, signori della Croazia dal 1271, si distinsero nelle guerre contro i Mongoli (sec. XIII) e contro i Turchi (sec. XV).

Per completezza, perché più di tanto non è dato sapere, possiamo aggiungere che la nonna dell'anonimo nipote profumiere, moglie di Muzio, si chiamava Giulia, figlia di Maddalena (ca.1523-1583) di Piefrancesco de' Medici. Maddalena aveva sposato Roberto, figlio di Filippo Strozzi, con il quale andò a vivere in Francia e solo in seguito a Roma. La bisnonna Maddalena fu madre di otto figli (sette femmine, tra cui Giulia, e per ultimo un maschio, Leone).


I monumenti a Muzio e ai figli Roberto e Lello Frangipane
scolpiti da Alessandro Algardi intorno al 1638.
Cappella Frangipane - Chiesa di San Marcello al Corso – Roma


Muzio Frangipane

1541-1588


L'abate Roberto Frangipane fu un uomo di cultura
e uno dei consiglieri di Enrico III (1551-1589)
fratello di Carlo IX di Francia.


Lello Frangipane morì nel 1600 all'età di 26 anni in Croazia

dove era stato inviato da papa Clemente VIII come supporto per gli Asburgo
al fine di contenere un attacco degli Ottomani.

Muzio Frangipane venne immortalato dallo scultore italiano Alessandro Algardi (Bologna 1595-Roma 1654) con un busto che si trova nella Cappella Frangipane nella chiesa di San Marcello al Corso di Roma. Assieme a quello di Muzio si trovano anche quelli dei figli Roberto e Lello, scolpiti da Algardi intorno al 1638 quando i 3 Frangipane erano già morti. Magari l'anonimo nipote di Muzio era figlio di Lello (non credo di Roberto, essendo abate), oppure di Mario, un altro figlio di Muzio.

Nessuna data di nascita e di morte di Muzio è reperibile nel web che lo cita a iosa. Magari queste date stanno scritte nella lapide sottostante al busto e vedrò se in qualche modo ne verrò a capo. Sappiamo comunque che il 15 marzo 1572 il castello di Nemi (33 km a SE di Roma., 521 m slm, sui Colli Albani, a dominio dell'omonimo lago) passò da Francesco Cenci a Muzio Frangipane, la cui famiglia lo detenne fino alla propria estinzione operandovi ristrutturazioni.

Grazie a Roberto Piperno - al quale dobbiamo lo splendido sito www.romeartlover.it - il 26 aprile 2008 con un suo sopralluogo in San Marcello è stato possibile appurare attraverso la lapide che Muzio morì nel 1588 e che visse 47 anni, vixit annos XLVII. Laonde per cui 1588 - 47 = 1541. Riassumendo: Muzio Frangipane nacque nel 1541 e morì nel 1588.

Un terzo Frangipani, Mauritius, un monaco italiano prioniere della profumeria, del quale manca qualsiasi nota biografica. Ecco il testo del web alla voce frangipane une crème à base d'amandes:


Il existe plusieurs théories quant à l'origine du mot frangipane, mais on s'accorde au moins sur le fait qu'il vient du nom propre italien, Frangipani. Soit:
- D'un marquis italien du XVII siècle qui aurait inventé le parfum de la frangipane, pour cacher l'odeur du cuir des gants et des souliers;
- Un pâtissier italien du XVI siècle, à l'origine d'une liqueur parfumée au goût de frangipane;
- Mauritius Frangipani, un moine italien pionnier de la parfumerie.


In Glossaire de botanique di Alexandre de Théis (Paris, 1810) a proposito dell'origine del nome Plumeria troviamo che invece il termine francese frangipanier corrisponde solamente a un profumo inventato da un italiano che si chiamava Frangipani, senza altre notizie storiche relative all'inventore del profumo. Frangipanier, secondo de Théis, indicava anche la Plumeria pudica che emette un profumo squisito.


Il Dizionario di Italiano Zingarelli (2008) non riporta frangipane, ma solo frangipani: [dal n. del nobile romano M. Frangipane; 1834] s.m. inv. Albero ornamentale tropicale, con grandi fiori bianchi (Plumiera alba) o rosei (Plumiera rubra) dal profumo simile a quello del gelsomino.- Si tratta quindi di un termine databile al 1834, quando comparve nei testi scritti.
L'Enciclopedia De Agostini (1995) ha solo frangipane, termine del sec. XIX; dal nome del marchese Muzio Frangipane.
Anche il Vocabolario Treccani (2000) ha solo frangipani e colloca Muzio Frangipane nel Medio Evo: frangipani s.m. dal nome del nobile romano Muzio Frangipane, a cui è attribuita, in epoca medievale, la composizione di un profumo che risultò poi simile all'odore dei fiori di Plumeria rubra.
Anche Dictionary.com, ricorrendo a diversi dizionari a noi contemporanei, attribuisce a Muzio Frangipane anziché a suo nipote l'origine del termine frangipani, entrato nell'uso inglese nel 1860-65: 1. a perfume prepared from or imitating the odor of the flower of a tropical American tree or shrub, Plumeria rubra, of the dogbane family. 2. the tree or shrub itself. 3. also frangipane; a creamy pastry filling flavored with almonds. [Origin: 1860–65; Frangipane, after Marquis Muzio Frangipane or Frangipani a 16th-century Italian nobleman, the supposed inventor of the perfume].

Anche Linda's Culinary and Food Dictionary and Glossary (http://whatscookingamerica.net) dà il merito a Muzio per l'invenzione del dolce: Frangipane - Also know as frangipani. A creamy pastry filling flavored with almonds that is usually baked in a sweet pastry crust with fruit or puff pastry pithiviers. - History: The history of frangipane is traced to a 16th-century Italian nobleman named Marquis Muzio Frangipani, who introduced almond perfume-scented gloves that were all the rage. Pastry chefs tried to capture this popular scent in desserts; hence the birth of frangipane. Later, when the perfume was added to an almond cream dessert, the resulting delicacy was also dubbed frangipane. Today it is most often used to refer to an almond-flavored pastry cream.

Fine della bagarre, che tuttavia rimane tale e quale, senza alcuno spiraglio che ci indichi la soluzione del dilemma etimologico.

Ulteriori notizie e curiosità

Vediamo cos'altro c'è da orchestrare a proposito di questa Apocynacea. Spesso una denominazione botanica è sopraffatta da un nome popolare; ma l’appellativo Frangipani ha praticamente sostituito quello scientifico di Plumeria. Ecco una breve cronistoria della curiosa origine del nome così come la racconta la Grande Enciclopedia del Giardinaggio (Curcio, 1973): Caterina de’ Medici (1519-1589), diventata regina di Francia (1560), chiamò a sé il marchese italiano Muzio Frangipane che stava riscuotendo un grande successo con un profumo da lui ottenuto e commerciato con il suo stesso nome. Tale complessa fragranza ricavata da spezie, musco e radici di violetta fu riconosciuta identica a quella dei fiori di Plumeria e il nome di Frangipane, pronunciato all’inglese, soverchiò quello scientifico.

Tuttavia in Sicilia viene chiamata Pomèlia e tutto lascerebbe supporre un'errata pronuncia del nome scientifico.

Però c’è un’altra allettante ipotesi.
Nelle isole Hawaii, dove la Plumeria è diffusissima e largamente utilizzata per la confezione delle tipiche collane di fiori (leis), il nome indigeno è Puamèlia o anche Pumèli. Si è tentati di supporre che un marinaio o un viaggiatore siciliano abbia portato a casa la pianta dalle Hawaii diffondendo, insieme alla conoscenza dell’arbusto, anche il nome che aveva appreso dai nativi di quelle lontane isole.